PITTURE NATURALI

Scegliere la finitura adatta per le pareti di casa è un buon punto di partenza per ottenere ambienti piacevoli. Non è solo una questione di estetica, ma anche di salute: una vernice atossica e traspirante, composta da ingredienti naturali, evita il ristagno di umidità e non emana solventi.

Tecnica tradizionale ma ancora adeguata è la tempera: un impasto di gesso e collanti (purché vegetali o alla caseina: no ai collanti vinilici). Bellissimi effetti di colore si ottengono mescolando al gesso le terre naturali (terra di Siena, terre d’ombra, ocra).

Controindicazioni: la tempera tende a sfaldarsi se non è impastata a regola d’arte, teme l’umidità e non è lavabile.

Calce e acqua, più lino cotto (o latte magro) per renderla lavabile: ecco fatta la tradizionale pittura a calce, perfetta anche in interni, dove la si può rendere più coprente con l’aggiunta di una punta di gesso. Ha tanti vantaggi: è traspirante, igienica, non teme l’umidità ed è parzialmente lavabile. Come la tempera, si colora con terre e ossidi.

Decisamente più decorativo è il marmorino con cui si ottiene una parete lucida e liscia dall’effetto simile allo stucco veneziano. È un impasto di grassello di calce, minerali, polvere di marmo e altri pigmenti inorganici. Attenzione agli innumerevoli prodotti sintetici che ne imitano l’effetto estetico ma non sono traspiranti. Il vero marmorino è al tempo stesso traspirante e impermeabile, oltre a essere lavabile. A seconda di come viene applicato, può essere lucido o opaco, dal colore uniforme o sfumato, con superficie liscia o granulosa.

Tempere e base di colle vegetali

I leganti principali di queste pitture possono essere il latte, l’ uovo, il lattice di gomma, l’amido. Sono poco resistenti all’acqua, si usano solo in interni e per luoghi in cui non vi sia formazione di umidità. Possono essere impiegate sopra intonaci di malta di calce o di gesso, intonaco nuovo misto, cartongesso. Sono sconsigliati fondi precedentemente pitturati con idrorepellenti o lavabili sintetiche.

Pittura alla caseina

Cos’è esattamente la caseina? E’ un composto di proteine del latte ricavato da latte cagliato. La caseina, sotto forma di polvere, viene mescolata alla polvere di marmo e con la borace costituisce un ottimo legante. Da millenni l’uomo sa che la calce e il latte cagliato sono un ottimo legante per pitture e colle.

Alcuni lavori, eseguiti con questo procedimento, sono conservati ancora oggi in chiese e musei; una prova più che sufficiente della qualità della pittura alla caseina.

Composizione della pittura alla caseina:

Caseina, polvere di marmo, creta, caolino, talco, farina fossile, borace.

Pitture a base calce

Le pitture a calce garantiscono un buon grado di copertura, una eccellente traspirabilità, una notevole azione fungicida. Grazie alle proprietà antibatteriche della calce, possono trovare ottimo impiego in locali soggetti a umidità o a forte escursione termica ed hanno l’indubbio vantaggio di essere adatte anche per esterni.

Possono essere applicate su intonaci di calce e cemento, mattonato, pietra naturale assorbente. Non sono invece appropriate per pareti di gesso, intonaci precedentemente trattati con pitture a olio, superfici metalliche, legno e vetro.

Dato che la calce è anche un legante, queste pitture hanno bisogno solamente della diluizione in acqua.

Solo in certi casi, quando ad esempio si vogliano rendere impermeabili fondi fortemente assorbenti, o per fissare la pittura, si possono aggiungere additivi come il lino cotto o il latte magro, che rendono la tinta anche idrorepellente. Le pitture a calce, da comporre in cantiere, devono essere eseguite, preferibilmente, con grasselli cotti a fuoco di legna, molto bianchi, invecchiati in fossa almeno 2 o 3 anni, setacciati e micronizzati. Sono pitture murali lavabili ed egregiamente coprenti. Composte da prodotti quali resine naturali, oli vegetali, cera d’api, oli essenziali, pigmenti e riempitivi minerali, sono esenti da conservanti e fungicidi sintetici.

Le resine naturali sono sostanze secrete da organismi animali o vegetali. Sono insolubili in acqua, ma risultano solubili in solventi organici e negli oli grassi. Si dividono generalmente in solide, semisolide e molli.

Le resine solide sono: dammar (una resina chiara ricavata da una latifoglia del Sudest asiatico), copali ed altre resine delle Indie Orientali.

Le resine molli sono miscele di resine ed oli volatili e sono conosciute anche come oleoresine, balsami e trementine (colofonia). Fuoriescono principalmente dalle conifere, allo stato più o meno fluido, e dopo un periodo di esposizione all’aria, induriscono a seguito di fenomeni di polimerizzazione.

Le conifere italiane sottoposte a estrazione di resina sono: il larice, il pino domestico, il pino d’Aleppo e il pino silvestre.

Le terre naturali

Possiamo definire terre coloranti quei pigmenti che si trovano in natura che abbiano caratteristiche di terrosità e finezza, in modo da poter essere utilizzate come sostanze coloranti. Si è orientati a non considerare terre coloranti l’oltremare naturale (lapislazzuli) e il cinabro, pigmenti minerali che sono stati utilizzati esclusivamente in campo artistico per usi pregiati.

La maggior parte delle terre coloranti contiene un composto del ferro; un ossido, un idrossido, un silicato idrato. Le uniche terre che non sono a base di ferro sono le terre nere.

La lavorazione delle terre coloranti, dopo che sono state estratte dalle cave e asciugate, si differenzia da tipo a tipo; alcune vengono frantumate grossolanamente, separate da impurità, macinate con molini a martelli o a palle. Altre terre vengono cotte (bruciate); si determinano così profonde trasformazioni mineralogiche che permettono di ottenere svariate tonalità.